← Magazine25 giugno 2026
Intervista a Matteo Perin
1 Dopo anni di esperienze diverse tra Armani, Guerlain, consulenza in Rinascente e produzione eventi, come si costruisce una visione personale senza perdere il valore di tutto ciò che si è imparato lungo il percorso? Si costruisce attraverso la passione, la curiosità e la capacità di rimanere sempre aperti all’apprendimento. Credo che la vita mi abbia donato il privilegio di assorbire insegnamenti preziosi da tutti i miei maestri, dagli artisti e dai creativi che ho incontrato lungo il mio percorso. Ogni esperienza ha lasciato un segno, contribuendo a formare la mia visione personale senza mai cancellare il valore di ciò che ho imparato in precedenza. Al contrario, tutto ciò che ho vissuto continua a essere una fonte di ispirazione e crescita. 2 C’è un momento della sua carriera in cui hai capito che la somma delle esperienze stava diventando una direzione precisa? Non credo ci sia stato un momento preciso in cui ho capito che tutte le mie esperienze stavano convergendo in una direzione definita. Per me è stato un processo naturale, guidato dalla curiosità e dal desiderio costante di andare oltre, senza fermarmi nemmeno davanti a traguardi che potevano sembrare appaganti dal punto di vista professionale. Ogni esperienza ha rappresentato un tassello che, nel tempo, ha contribuito a delineare una visione sempre più chiara. Ancora oggi continuo a coltivare il desiderio e l’ambizione di evolvermi, di esplorare nuove possibilità e di trasformare questa crescita in qualcosa da condividere con gli altri, generando stupore, emozione e nuove prospettive. 3 Nel tuo lavoro, quanto conta la sensibilità personale e quanto invece la disciplina del metodo? Sono entrambe imprescindibili. La sensibilità si alimenta attraverso un percorso continuo di ricerca personale, dalla volontà di mettersi in discussione e comprendere come si evolve nel tempo il proprio sguardo sul mondo. Solo così ciò che si vive e si apprende può essere trasformato in qualcosa di autentico da trasmettere agli altri. Allo stesso tempo, il metodo è fondamentale. Lo considero una forma di rispetto verso tutte le persone che collaborano a un progetto. Cerco sempre di essere in prima linea, perché credo che il metodo, quando è accompagnato dall’esempio, abbia la capacità di creare fiducia, coinvolgere il team e favorire un lavoro più armonioso ed empatico. La sensibilità dà anima alle idee, mentre il metodo permette di renderle concrete e condivisibili. 4 Society nasce come progetto che parte dal salone di bellezza Aldo Coppola by D`Adamo: come è avvenuta questa evoluzione fino a diventare uno spazio più ampio, capace di accogliere eventi, ricerca creativa e nuovi linguaggi? Society nasce dal desiderio condiviso di Giuseppe e Denise Trigilia di dare un'evoluzione naturale a un percorso professionale costruito negli anni con competenza, dedizione e risultati concreti nel mondo della bellezza e nello specifico nel settore del hairstyle. Non si tratta di un cambiamento improvviso o di un allontanamento dal loro know-how, ma dell'ampliamento di una visione che parte proprio da ciò che conoscono meglio: il capello, l'estetica, la cura dell'immagine e l'esperienza della bellezza. Da sempre il loro lavoro va oltre il semplice servizio; è un modo di interpretare e valorizzare l'identità delle persone. Society nasce quindi dalla volontà di estendere questo approccio a un contesto più ampio, dove la bellezza possa essere raccontata e vissuta in forme diverse, attraverso eventi, ricerca creativa, contaminazioni culturali e nuovi linguaggi espressivi. Ciò che mi ha colpito fin dall'inizio è stato il rapporto umano autentico che si è creato tra noi. Ho riconosciuto in Giuseppe e Denise una passione sincera, una grande sensibilità e la volontà di mettere la propria esperienza al servizio di qualcosa di nuovo, senza mai perdere il legame con le proprie radici professionali. Sono convinto che questo percorso genererà una crescita importante per tutti coloro che ne faranno parte e, personalmente, rappresenta anche per me un'opportunità di ulteriore evoluzione e consapevolezza. Perché ogni progetto che nasce da una visione condivisa e da una reale convinzione nei propri valori ha il potenziale di trasformarsi in qualcosa di significativo e duraturo. 5 In un contesto saturo di immagini, video e stimoli continui, quali sono oggi le sfide più grandi per chi lavora nella creatività e deve ancora lasciare un segno autentico? Oggi, per lasciare un segno autentico, è fondamentale avere il coraggio di andare oltre l'omologazione. Significa percorrere strade non sempre battute, proporre idee che inizialmente possono incontrare resistenze, ricevere critiche o essere accolte con scetticismo. Spesso, infatti, le intuizioni più innovative sono proprio quelle che richiedono tempo per essere comprese e accettate. La vera sfida non è produrre più contenuti, ma riuscire a trasmettere un messaggio che abbia un significato profondo e riconoscibile. Per farlo è necessario evolvere continuamente il proprio linguaggio e il proprio modo di comunicare, senza perdere autenticità. Credo molto nel valore delle esperienze reali e condivise: quando persone diverse mettono in comune una visione e un'unità di intenti, si crea qualcosa che va oltre la semplice comunicazione o la dimensione commerciale. È in quel momento che il pubblico riesce a percepire emozioni autentiche, a sentirsi coinvolto e a creare un legame duraturo con ciò che sta vivendo. 6 L’intelligenza artificiale sta già sostituendo molte funzioni junior nel mondo creativo: ma senza una fase iniziale di apprendistato, come possono le nuove generazioni costruire davvero esperienza e diventare professionisti solidi? È una domanda complessa, perché le nuove generazioni stanno crescendo in un contesto in cui molte tecnologie sembrano semplificare processi che, in realtà, richiedono ancora esperienza, sensibilità e un grande lavoro su se stessi. L’intelligenza artificiale rappresenta senza dubbio uno strumento straordinario, ma non può sostituire il valore dell’osservazione, dell’errore, del confronto e del percorso di crescita che ogni professionista deve affrontare per costruire una propria identità. 7 Nel make-up legato alla moda, che cosa distingue un lavoro tecnicamente corretto da un intervento davvero contemporaneo, capace di dialogare con immagine, stile e identità del brand? Ciò che distingue un lavoro tecnicamente corretto da un intervento realmente contemporaneo è la capacità di esprimere una visione. La tecnica è fondamentale e può essere appresa attraverso lo studio, la pratica e l’esperienza sul campo, ma da sola non basta a rendere un lavoro memorabile. Lo stile personale si costruisce nel tempo, attraverso il confronto continuo con creativi, artisti e professionisti diversi, assorbendo stimoli, culture e punti di vista che contribuiscono a formare una propria identità. È proprio questa identità che permette di interpretare un’immagine, uno stile o un brand in modo autentico e riconoscibile. Per fare un esempio, esiste una bellezza immediata, perfetta e rassicurante, che però spesso si esaurisce in ciò che mostra. E poi esiste una bellezza che lascia un segno, che incuriosisce e resta impressa nella memoria perché racconta qualcosa di più profondo. Quella differenza è determinata dalla personalità e dalla capacità di trasferirla nel proprio lavoro. In ambito fashion e beauty, la vera contemporaneità nasce proprio da questo: dalla capacità di utilizzare la tecnica come strumento, mettendola al servizio di una visione capace di dialogare con l’identità del brand, con il contesto culturale e con le emozioni delle persone. 8 Quando un evento funziona davvero, quali sono secondo te le tre qualità indispensabili che ne determinano il valore? E, al contrario, quali sono i tre errori o le tre fragilità che possono comprometterlo? Quando un evento funziona davvero, credo che ci siano tre elementi indispensabili. Il primo è avere un’idea chiara del messaggio che si vuole trasmettere: ogni scelta, dalla creatività alla produzione, deve essere coerente con quella visione. Il secondo è la cura dei dettagli, perché sono proprio i dettagli a trasformare un’esperienza ben organizzata in qualcosa di memorabile. Il terzo è la completa compartecipazione di tutte le figure coinvolte, accompagnata da un profondo rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno. Quando ogni persona si sente parte di un obiettivo comune, il risultato acquisisce forza, autenticità e valore. Al contrario, un evento rischia di perdere efficacia quando manca una direzione chiara, quando i dettagli vengono trascurati o quando viene meno il rispetto reciproco tra le persone che lavorano al progetto. Le fragilità nascono spesso dalla mancanza di ascolto, dalla disconnessione tra i vari team o dall’incapacità di condividere una visione comune. È proprio in questi momenti che anche le idee migliori rischiano di non esprimere tutto il loro potenziale. 9 Oggi si parla moltissimo di immagine e di produzione di immagini, ma soprattutto in Occidente sembra esserci meno attenzione alla disciplina dell’osservazione. Quali consigli ti senti di dare per sviluppare la capacità di cogliere i dettagli e trasformarli in risorsa creativa? Sviluppare la capacità di osservare significa, prima di tutto, allenarsi ad andare oltre ciò che appare immediatamente evidente. Cogliere i dettagli non è soltanto una questione di attenzione, ma il risultato di un percorso che porta a riconoscere sfumature che spesso sfuggono alla maggior parte delle persone. È un esercizio continuo di curiosità, ascolto e sensibilità verso ciò che ci circonda. Il consiglio che mi sento di dare è quello di non limitarsi a guardare, ma di imparare davvero a osservare: le persone, i comportamenti, i linguaggi, le emozioni e le imperfezioni. È proprio in questi dettagli che spesso si nascondono le intuizioni più interessanti e le idee capaci di generare valore creativo. Allo stesso tempo, credo che il lavoro creativo debba tornare a essere maggiormente riconosciuto e valorizzato, soprattutto da parte di brand e aziende. Negli ultimi anni, in molti contesti, la creatività è stata considerata un elemento accessorio, quando invece rappresenta uno dei motori più importanti dell’innovazione, della cultura e della capacità di creare connessioni autentiche con le persone. La creatività non è un lusso né un semplice strumento di comunicazione: è ciò che ci permette di interpretare il mondo con uno sguardo diverso, di immaginare nuove possibilità e di trasformare la realtà in qualcosa di più significativo. È stata, e continuerà a essere, una delle chiavi fondamentali per rendere il mondo non solo più interessante, ma anche più bello.
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